L’hotel sul confine

I confini non separano solo i luoghi, ma volte anche le proprietà private. L’Hôtel Franco-Suisse è situato per metà in Svizzera e per metà in Francia, il che porta a numerose particolarità burocratiche.

22.07.2021, Yvonne Siemann

A prima vista l’Hôtel Franco-Suisse a La Cure sembra un normalissimo albergo situato in un tranquillo paesino del Giura. Le mura sono rivestite di legno e decorate con campanacci per mucche. Un gruppo di turisti in bicicletta provenienti dalla Svizzera tedesca, come anche innumerevoli abitanti del posto, si gustano il «melon au jambon cru», la «pintade aux haricots» e la «tarte aux pommes» per pranzo. Il cane nero dell’albergo dal pelo arruffato, trotterella comodamente attraverso la terrazza della brasserie e si sdraia sotto uno dei tavoli per fare il suo primo pisolino del mezzogiorno. Il fatto che quando attraversa la terrazza oltrepassi la frontiera esterna dell’UE, non sembra interessarlo più di tanto.

Un confine tra camera da letto e bagni

Alexandre Peyron, membro della famiglia proprietaria dell’albergo, è molto contento di questa posizione: «Oggi, questo hotel è l’unico al mondo a trovarsi al contempo in due Stati diversi». Il confine passa attraverso la cucina e la sala da pranzo dell’albergo, prosegue tra le camere da letto e i bagni e divide invisibilmente la terrazza a metà. Per questo motivo l’albergo ha anche due numeri di telefono, due indirizzi e due entrate. Un’entrata si trova nella parte vodese del paese che appartiene al comune di St. Cergue. Tuttavia, si può accedere all’albergo anche da La Cure, frazione del comune di Les Rousses nel dipartimento Giura.

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L’entrata svizzera. Il confine corre lungo il bordo sinistro del murale.

Tutto è cominciato con la disputa per la vicina Vallée des Dappes. Un tempo di appartenenza bernese, nel 1805 Napoleone I la annesse per costruirvi una strada. Al Congresso di Vienna del 1815 il territorio fu assegnato alla Svizzera, dando luogo per anni a una lunga serie di dispute con la Francia. Le dispute furono finalmente risolte nel 1863 con una nuova tracciatura del confine attraverso il paese interamente francese di La Cure. L’allora proprietario dell’attuale fondo alberghiero, un contrabbandiere francese di nome Ponthus, nei due mesi tra la conclusione del contratto e la sua entrata in vigore, vi fece rapidamente costruire una casa, con grande disappunto delle autorità svizzere, promettendosi affari lucrativi e non sempre legali. Nel 1921, i figli di Ponthus vendettero il fondo a Jules-Jean Arbez, i cui discendenti ancora oggi gestiscono l’attività, che scherzosamente hanno dichiarato come loro territorio chiamandolo «Arbezie».

Presto l’hotel divenne anche testimone di eventi storici: Max Arbez, figlio di Jules-Jean, aiutò infatti i membri della Résistance e gli ebrei ad attraversare il confine durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1961, nell’albergo ebbero luogo le negoziazioni che misero fine alla guerra d’Algeria. Gli emissari di Francia e Algeria entrarono nell’albergo ciascuno da un lato diverso.

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Una presa svizzera e una francese all’interno dell’albergo.

Un tour dell’edificio rivela varie curiosità: ad esempio la finestra che si apre solo verso l’interno sul lato svizzero. La parete si trova infatti esattamente sul confine e siccome quando le autorità svizzere approvarono la costruzione della finestra la Francia non era d’accordo, la finestra venne costruita in questo modo. Nella camera da letto accanto, sul territorio svizzero, si trovano una sopra all’altra una presa francese e una svizzera. Sopra il bancone della brasserie sono appese le disposizioni legali sulla mescita di bevande alcoliche sia secondo il diritto svizzero sia secondo quello francese.

Complicazioni amministrative

Infine, ma non meno importante, va notato che qui si scontrano due aree giuridiche e due culture amministrative. Le autorità svizzere considerano l ’albergo come svizzero, mentre per la Francia è francese. Infatti, viene controllato da entrambe le autorità. Peyron ha quindi molto da raccontare sulle difficoltà che questa situazione comporta. Egli deve costantemente negoziare con le rispettive autorità per trovare una buona soluzione per un problema edile o fiscale. La tradizione giuridica svizzera, al contrario di quella francese, è orientata verso casi concreti. Pertanto la sua conclusione è la seguente: «La Francia è più autoritaria della Svizzera con la sua democrazia di base. Le autorità vodesi sono però più disponibili e pragmatiche». Per contro, in Francia, i generi alimentari costano meno: «Per il prezzo standard di un vino vodese, in Francia si ottiene un ottimo vino della Borgogna…»

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Alexandre Peyron all’interno del ristorante. L’immagine ricorda quella di due giocatori di carte francesi negli anni ’20 che giocavano sul lato svizzero con le loro carte e che per questo motivo furono multati dal doganiere francese.

Peyron ha chiesto alle autorità svizzere il permesso di poter tenere la sua contabilità secondo il diritto francese. Il canone televisivo, invece, egli lo paga nel Cantone di Vaud poiché in Francia per ciascun apparecchio dovrebbe pagare tanto quanto paga in Svizzera per tutti i televisori nell’edificio. L’elettricità per i televisori proviene invece dalla Francia, nonostante la centralina elettrica sia appesa a una parete francese sul territorio svizzero. Per quanto riguarda l’IVA, il 70 per cento va alla Francia e il 30 per cento alla Svizzera, indipendentemente dalla provenienza degli ingredienti e dal luogo in cui viene consumata la pietanza.

Impressioni

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